Mangiare pasta non fa ingrassare

Mangiare pasta non fa ingrassare

Federico Fellini diceva che “la vita è una combinazione di pasta e magia“. Aveva ragione il tanto amato regista italiano. Chi non ha mai provato un piatto di spaghetti probabilmente non ha mai veramente mangiato. E di conseguenza non ha mai veramente vissuto. Pare retorica sterile, eppure, chi almeno una volta nella vita non si è lasciato sopraffare dalla gustosità di un buon piatto di pasta?!

La pasta non è più un nemico, ma un alleato!

Da sempre però, la pasta è stata considerata nemico numero 1 del mondo femminile, sempre attento a mantenere la linea e il peso ideale. Continue lotte ai tanto temuti carboidrati, rinunce a piatti di lasagne la domenica, interi pomeriggi in palestra per contrastare quei 50 grammi di pasta divorati in un attimo a pranzo con tanta ingordigia. E tutto ciò, inutilmente. Sì, proprio così; perché oggi la scienza ha confermato ciò che nella mente di ogni donna è stato il sogno di una vita: la pasta non fa ingrassare. Difficile da credere, la solita bufala che gira sul web ciclicamente si sono detti tutti. Invece no. Uno studio italiano condotto a Isernia su circa 23000 persone ha dimostrato che la pasta non solo non fa ingrassare, a discapito dei soliti luoghi comuni, ma aiuta a tenersi in forma. Chi consuma carboidrati complessi, come la pasta appunto, ha un indice di massa corporea inferiore e inferiore circonferenza di addome rispetto a chi non ne usufruisce. Ovviamente un consumo eccessivo non avvalla la tesi sopra citata, come ogni cosa nella vita, ci vuole il giusto equilibrio. Una quantità ideale di pasta da consumare quotidianamente si aggira intorno ai 50/55 grammi per le donne e 70 grammi per gli uomini.

Piccoli accorgimenti per un corretto consumo di pasta

L’errore comune in cui siamo cascati tutti è quello di ritenere la pasta appartenente alla famiglia dei carboidrati cattivi, ma non è così. Ciò che deve essere eliminato dalla dieta è la categoria degli zuccheri semplici. Un piatto di pasta privo di zuccheri aggiunti, così come suggerisce la nostra dieta mediterranea, non ha nulla di nocivo, al contrario della pasta cucinata nei paesi stranieri. Inoltre, per ridurre al minimo l’indice glicemico nel consumo di pasta, si consiglia di preferire pasta lunga a pasta corta, favorire una cottura al dente e condire con il re indiscusso della cucina mediterranea, sua maestà l’olio extravergine di oliva. Piccola parentesi doverosa è la scelta tra pasta bianca e pasta integrale. La pasta integrale, ricavata dalla macinatura di grano al naturale e non privato del suo rivestimento (come avviene nel caso della pasta bianca), risulta essere più nutriente, sazia di più, contiene più proteine, minerali, amidi, antiossidanti ed enzimi e, infine, rallenta l’assimilazione di zuccheri, controllando al meglio il peso corporeo.

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